Per parlare di cancro infantile, abbiamo sempre dovuto gridare. Il che, pensandoci bene, è davvero strano, perché il cancro infantile era una pandemia da ben prima del Coronavirus. A quanto pare, però, ci sono pandemie che interessano tutti e alle quali i mass media, grandi e piccoli, dedicano la loro completa e costante attenzione e pandemie che risultano scomode, facilmente nascondibili dietro la parola “raro”.

Perché è facile sentire dire, di solito dai governi o dalle case farmaceutiche, che il cancro infantile è “raro”. E forse, dati alla mano, hanno ragione: circa 2.100 bambini e adolescenti si ammalano di cancro ogni anno in Italia. Nel nostro Paese ci sono 60,36 milioni di abitanti. Sì, forse hanno proprio ragione loro, il cancro infantile è “raro”, con una manciata di migliaia di giovanissimi che ne sono colpiti.

Peccato che questi bambini e ragazzi hanno dei nomi e dei cognomi, delle storie, dei sogni, delle abitudini, delle speranze, delle paure, dei fratelli e delle sorelle, una mamma e un papà. Ed è un gran peccato anche che vadano ad aggiungersi alle migliaia di altri bambini e ragazzi già in cura perché un percorso terapeutico per una malattia oncologica in età pediatrica di solito dura qualche anno, non qualche settimana o un paio di mesi. E allora, se cominciamo a fare i calcoli, vediamo che i bambini e i ragazzi attualmente in cura sono ben più di 2.100

Tuttavia, questo non è il centro del discorso. I numeri non sono importanti; non possono essere usati come scusante per mettere in secondo piano un problema che ogni anno affligge migliaia di giovanissimi in tutto il mondo. Si stima che circa 300.000 bambini e adolescenti si ammalino di cancro nel mondo ogni anno, ed è una stima in difetto perché molti Paesi non hanno un registro.

Nascondendosi dietro questa scusa della rarità, i governi e le case farmaceutiche non investono quanto dovrebbero nella ricerca sul cancro pediatrico, questo perché preferiscono investire nei tumori che colpiscono un numero più elevato di persone, ovvero gli adulti, portando un maggior ritorno economico. Questo fa sì che in Europa un bambino su cinque non abbia una terapia disponibile e che i due terzi dei sopravvissuti abbiano a che fare con effetti collaterali causati dalle terapie come problemi cognitivi, infertilità e tumori secondari.

Attorno a questa grave mancanza da parte dei governi e delle case farmaceutiche, che non può essere definita mera indifferenza o ignoranza, ma una situazione calcolata a tavolino in nome del Dio denaro, ruotano tante altre difficoltà. Bisogna ricordare che, quando un bambino o un ragazzo riceve la diagnosi di cancro, si ammala tutta la famiglia. I fratelli e le sorelle vengono spesso messi, involontariamente, in secondo piano; i genitori possono perdere il lavoro o possono dover scegliere fra andare al lavoro o rimanere in ospedale con il figlio; vengono riscontrati tanti problemi con la burocrazia; molte famiglie sono costretta a trasferirsi in altre città o all’estero; l’intera vita famigliare viene stravolta, la quotidianità diventa un ricordo sbiadito… queste famiglie convivono con le mascherine, l’amuchina, la distanza sociale e l’incertezza da ben prima del Coronavirus.

Allora, perché non ne parliamo abbastanza? Perché non l’abbiamo mai fatto? Perché loro ci fanno vedere ciò che spaventa; il cancro infantile ha delle facce, degli occhi, delle voci, delle esperienze. E nessuno vuole pensare ai tumori nei bambini e nei ragazzi. Molte persone, poi, pensano di essere in qualche modo esulate dalla triste lotteria che il cancro pediatrico gioca ogni giorno, ma il cancro infantile non guarda in faccia niente e nessuno. Ecco allora che, esattamente come succede con il Covid-19, siamo tutti possibili vittime, e al tempo stesso siamo tutti chiamati in causa ad agire e a reagire.

Se il motore trascinante dietro questo tam-tam mediatico legato al Coronavirus è che è un qualcosa che può colpire chiunque, lo stesso vale per il cancro pediatrico. Purtroppo, nessun bambino è immune; nessuna famiglia è totalmente al sicuro. Ma questo non deve spaventare; deve semplicemente scuotere le coscienze per creare una rete di vicinanza, rispetto e supporto per le famiglie già colpite; atteggiamenti di attenzione sociale, specialmente in questo periodo, per esempio portando sempre le mascherine in luoghi pubblici. E’ importante imparare e diffondere i principali sintomi del cancro pediatrico e soprattutto è importante ricordare che il Covid-19 non cancella tutte le altre malattie, che i bambini e i ragazzi oncologici continuano a combattere nel bel mezzo di questa pandemia mondiale, solo che adesso devono gridare ancora più forte per farsi sentire.

Se vuoi gridare con noi, comincia con il seguirci, l’informarti e, se vuoi, contattaci, grazie.

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